Un uomo, un gatto e l’inizio dell’incubo
Howard Phillips Lovecraft, nato il 20 agosto 1890 a Providence, capitale dello stato di Rhode Island (USA), non era solo uno scrittore straordinario, ma anche un uomo dalle passioni inaspettate. Amava i gatti – ne possedeva uno nero – e il gelato, tanto che in varie lettere ne parla con entusiasmo. Scriveva:
«Non mi dispiacciono i cani più di quanto non mi dispiacciano le scimmie, gli esseri umani, i commercianti, le mucche, le pecore o gli pterodattili, ma per i gatti nutro un particolare rispetto e affetto fin dai primi giorni della mia infanzia».
Dietro l’amore per i piccoli piaceri, si celava una mente visionaria, destinata a rivoluzionare il genere horror con la creazione di una mitologia letteraria unica: i Miti di Cthulhu.
Un’infanzia tra tragedie e libri
La vita di Lovecraft fu segnata da eventi traumatici fin dall’infanzia. Suo padre morì in un ospedale psichiatrico, affetto da sifilide in fase terminale e paresi. La madre, Sarah Susan Phillips, era una donna puritana e autoritaria, che lo educò con freddezza e rigidità, negandogli qualunque forma di affetto. Lo trattava come una proprietà, lo isolava dal mondo e lo considerava fragile e malato.
Questo ambiente ostile spinse Lovecraft a rifugiarsi in un mondo immaginario fatto di letture solitarie e fantastiche. Fortunatamente, ebbe un punto di riferimento affettivo nel nonno materno, Whipple Van Buren Phillips, con cui passava ore a leggere in biblioteca. Amava i racconti classici come Le mille e una notte, l’Iliade, l’Odissea e le leggende mitologiche greco-romane. Da bambino arrivò perfino a costruire altari per Artemide, Apollo e Saturno.
Il bambino prodigio che sfidava l’universo
Lovecraft era un prodigio: a due anni leggeva poesie, a sei o sette ne scriveva. A tredici anni fondò un’agenzia investigativa, e a quindici scrisse The Beast in the Cave, il suo primo racconto. A sedici anni firmava una rubrica astronomica per il Providence Tribune.
La morte del nonno nel 1904 lo segnò profondamente: il dolore lo portò a contemplare il suicidio. Tuttavia, la sua sete di sapere lo salvò ancora una volta. Tra il 1903 e il 1908 visse come un eremita, con contatti minimi con l’esterno, se non con la madre e le zie. Scriveva poesie e si immergeva nei suoi mondi interiori.
Il destino letterario si rimise in moto nel 1914 quando, stufo dei racconti romantici del tempo, scrisse una lettera alla rivista Argosy criticando lo scrittore Fred Jackson. Il dibattito che ne seguì attirò l’attenzione di Edward F. Daas, presidente della United Amateur Press Association, che invitò Lovecraft a unirsi al gruppo.
Grazie a quell’esperienza, tornò alla narrativa e nel 1917 pubblicò La tomba e Dagon.
Un amore difficile, una città ostile
Nel 1921, dopo la morte della madre, Lovecraft partecipò a un convegno di scrittori a Boston. Conobbe Sonia H. Greene, vedova, imprenditrice e figlia di immigrati ebrei ucraini. Si sposarono nel 1924 e si trasferirono a Brooklyn. La felicità fu breve: Sonia perse il suo negozio di cappelli e dovette trasferirsi a Cleveland per lavoro, mentre Lovecraft restò a New York, senza riuscire a trovare un impiego.
Iniziò a odiare la città, gli immigrati e chiunque non fosse anglosassone. Arrivò ad ammirare Mussolini fin dal 1922, e maturò posizioni razziste e xenofobe che oggi sono giustamente criticate. La frustrazione e l’alienazione culminarono nella scrittura del racconto He, ispirato al senso di estraneità che provava.
Nel 1926, la coppia si separò amichevolmente. Tornato a Providence, Lovecraft si dedicò con intensità alla scrittura.
Il Circolo di Lovecraft e la nascita del mito
A partire dal 1926, Lovecraft costruì attorno a sé un vivace Circolo letterario, in cui ogni autore usava pseudonimi e contribuiva al mondo narrativo comune. Collaborava con autori come Robert E. Howard, Clark Ashton Smith, August Derleth e Robert Bloch, molti dei quali oggi considerati maestri del fantastico.
In questo periodo scrisse le sue opere più importanti:
- Il richiamo di Cthulhu (1926)
- Il caso di Charles Dexter Ward (1927-1928)
- Alle montagne della follia (1931)
Lovecraft concepiva l’universo come un’entità inconoscibile, caotica e ostile. Questo pensiero diede vita all’orrore “cosmico”, dove il terrore nasce non da fantasmi o mostri, ma dall’insignificanza dell’umanità di fronte a un cosmo indifferente.
Le tre fasi creative
Lovecraft attraversò tre fasi letterarie:
- GOTICA (1905–1920): influenzata da Poe, atmosfere oscure e decadenti.
- ONIRICA (1920–1927): racconti ambientati in mondi da sogno, ispirati da Lord Dunsany.
- COSMICISTA (1927–1937): la maturità stilistica e tematica, con l’universo come entità aliena e spaventosa.
Una morte silenziosa, un’eredità immensa
Nel 1937, Lovecraft morì di cancro all’intestino, in povertà e senza fama, all’ospedale Jane Brown Memorial di Providence. Fu sepolto nella tomba del nonno Phillips, al cimitero di Swan Point, dove riposa ancora oggi.
Ma se la morte per Lovecraft era la fine, la sua eredità letteraria ha attraversato il tempo e lo spazio. Da scrittori come Stephen King e Neil Gaiman, a film, giochi, fumetti e serie TV, il suo universo continua a influenzare generazioni di artisti e lettori.
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