Un treno chiamato mistero: la prima edizione italiana di Orient Express nella nostra biblioteca
Il 15 settembre 2025 si celebrano i 135 anni dalla nascita di Agatha Christie, la scrittrice britannica più letta e tradotta al mondo, ma anche una delle più apprezzate in Italia fin dagli anni Trenta. Per l’occasione, la nostra biblioteca espone con orgoglio uno dei tesori più preziosi del proprio fondo storico: la prima edizione italiana di Orient Express (1936), titolo con cui venne inizialmente tradotto Murder on the Orient Express, uno dei capolavori assoluti della scrittrice.
Dalla stanza 411 di Istanbul alle librerie italiane
Il romanzo, pubblicato in Inghilterra nel 1934 dal celebre Collins Crime Club, fu concepito durante un soggiorno della Christie a Istanbul, nella storica stanza 411 del Pera Palas Hotel – oggi trasformata in un piccolo museo dedicato all’autrice. Prima di diventare un volume, Murder on the Orient Express apparve a puntate nel 1933 sul Saturday Evening Post, una rivista americana di enorme diffusione.
In Italia arrivò nel novembre 1935, nella celebre collana “I Libri Gialli” della Mondadori, con il numero 127. La traduzione fu affidata ad Alfredo Pitta, figura centrale nella diffusione del romanzo poliziesco straniero in Italia. Curiosamente, il titolo italiano Orient Express fu in seguito modificato in Assassinio sull’Orient Express, più fedele all’originale inglese.
Alfredo Pitta, il fratello traduttore
Spesso dimenticato, Alfredo Pitta (1875-1952) fu molto più di un semplice traduttore. Scrittore, massone, anglista, attivo romanziere con oltre 30 opere all’attivo (alcune firmate con lo pseudonimo Norman Charger), Pitta fu tra i primi in Italia a tradurre autori del calibro di Joseph Conrad, Arthur Conan Doyle, Alexandre Dumas, Henryk Sienkiewicz e Edgar Wallace.
Lavorava per Mondadori proprio negli anni in cui la casa editrice cominciava a costruire la sua identità attraverso la letteratura d’intrattenimento di qualità. A lui si deve anche la prima introduzione di Agatha Christie al pubblico italiano, proprio con Orient Express.
Una traduzione sotto censura
Quello che oggi possiamo leggere come un grande classico della letteratura di genere, in realtà arrivò in Italia filtrato dalla censura fascista. In un periodo in cui i romanzi stranieri erano considerati potenzialmente “pericolosi” per la morale pubblica e per l’identità nazionale, molti testi venivano tagliati o “normalizzati”.
Orient Express non fece eccezione. Nella versione italiana firmata da Pitta, ad esempio, sono stati omessi passaggi chiave, come un’importante osservazione di Poirot che suggerisce la natura sospetta del rapporto tra due personaggi, o un intero capoverso che fa riferimento a una “delicata missione” appena conclusa dall’investigatore belga. Anche il linguaggio venne semplificato e “ripulito”, talvolta a discapito del significato originale.
Tuttavia, va riconosciuta a Pitta una notevole abilità diplomatica e letteraria: se da un lato fu costretto a sforbiciare e piegarsi alle imposizioni del regime, dall’altro riuscì comunque a conservare intatta l’ossatura del racconto, contribuendo in modo decisivo al successo italiano di Agatha Christie.
Un’eredità che continua
Nel corso dei decenni, Assassinio sull’Orient Express ha conosciuto numerose ristampe, adattamenti teatrali, televisivi e cinematografici. Dai fasti del film del 1974 di Sidney Lumet con Albert Finney e Ingrid Bergman, fino ai remake più recenti con Kenneth Branagh e Johnny Depp, questo romanzo rimane una pietra miliare nella storia del giallo.
Ma è bene ricordare che tutto cominciò proprio qui, con una traduzione italiana firmata da un uomo colto, tenace e oggi troppo spesso dimenticato. Grazie ad Alfredo Pitta, nel novembre del 1935, anche i lettori italiani poterono salire a bordo dell’Orient Express per intraprendere uno dei viaggi più affascinanti nella storia della letteratura.
“Il treno fischiò. Poirot si rannicchiò nel sedile. Aveva una missione da portare a termine. Ma, per il momento, poteva dormire.”
— Agatha Christie, Murder on the Orient Express