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Luigi Dell’Orbo ci accompagna alla scoperta dell’ultimo romanzo “Il Mondo di Maria” di Piersandro Pallavicini.

Data di pubblicazione:

Piersandro Pallavicini, Il mondo di Maria, Mondadori, 2025

Gilberto Pertusati, detto Gil, è la voce narrante di questo divertentissimo, ultimo romanzo di Piersandro Pallavicini. Gil ha sessanta e passa anni, vive a Pavia e nella sua vita non ha mai fatto nulla, fatta eccezione di tanti articoletti di costume, uno alla settimana, sul quotidiano locale, impegno a cui tiene molto per raccontare, soprattutto a se stesso, di non essere semplicemente un rentier, ma di avere una occupazione come tutti gli altri. In verità, il Pertusati passa il tempo a bere nei migliori caffè della città, prendendo di mira i vecchi pensionati con innocui scherzi da buontempone; poi si occupa della sua famiglia, o meglio di quel che ne rimane: sua moglie, Giulia, è una donna in carriera, passata dagli uffici regionali a qualche commissione europea a Bruxelles; si vedono poco, si sentono tanto, l’amore non c’è più, ma è rimasto un solido affetto, lei, infatti, cerca consolazione fra le braccia di altri, Gil, invece, sembra sublimare ogni bisogno in un amore spasmodico (e non ricambiato) per la figlia poco più che ventenne, Maria, che, da quando è in Bocconi, ha scoperto due mondi che l’hanno conquistata: la bella vita, il lusso della giovane riccanza meneghina e la cultura woke in tutti i suoi addentellati: la protesta contro il patriarcato, “ il cambiamento del linguaggio, l’inclusività, la revisione della storia, le statue abbattute e tutto l’arsenale”. Gil, con tutta la buona volontà e la sua formazione democratica anni Settanta, non riesce a prendere sul serio Maria e “le fissazioni della sua generazione” di fronte alle quali esplode normalmente in crasse risate. E qui si crea uno iato con l’amata e straviziata figlia che lui cerca di colmare col denaro che la ragazza ben intasca, non rendendosi nemmeno conto di qualche piccola contraddizione tra i vaneggiamenti pseudo ideologici e lo stile di vita che ha adottato; in buona compagnia, del resto con tutti i figli di papà bocconiani, che viaggiano in Porche o Lamborghini e intanto predicano al mondo la fluidità di genere e l’inclusività universale. Giulia, ipocritamente, difende la figlia, facendo suoi quei segni dei tempi per non sentirsi tagliata fuori dalla contemporaneità, ma soprattutto per compiacere la ragazza. Entrambi i genitori non sanno affrontare Maria e sono comicamente affranti da ogni sua possibile paturnia, offrendole naturalmente le sedute del miglior psicanalista della città. Il più caro ovviamente. La ragazza tiranneggia i due vecchi e li sfrutta; la madre si consola con energumeni palestrati e il padre attaccandosi alla bottiglia: un quadretto istruttivo di famiglia lombarda ad alto livello di scolarizzazione e di ceto economico superiore.
La commedia si complica con l’ingresso contemporaneo in scena di due anodini personaggi, una provocante
cubanita, Cicci Lopez, e uno strambo vecchio bibliomane, Gigi Galbani che stravede per la Cicci, nonostante i quaranta e più anni di differenza, combinando un sacco di guai in mezzo ai quali trascina il Pertusati.
Il personaggio di Gigi Galbani sorregge l’architettura della trama e per l’ambiguità e gli omissis con cui viene presentato riporta alla memoria Gualtiero nel
Figlio del direttore, Pallavicini, forse anche inconsapevolmente, sta mettendo a fuoco delle strategie narrative utili a lasciare un alone di non detto che permette di alludere ad altri generi in voga, tanto per confondere le acque.
Il mondo di Maria ha comunque chiare ambizioni: è un romanzo che con piglio lieve ed affilata ironia affronta una deriva culturale così pesantemente proterva come quella della cultura woke, ma non con taglio drammatico, come ad esempio Abel Quentin nel suo Veggente di Étampes; la cifra del nostro, da molti anni è la rinascita di una commedia all’italiana ricca di personaggi, ironici ammiccamenti ai generi, il noir ad esempio, animata da una leggerezza tutta mediterranea e dalla volontà di guardare al mondo e ai nostri anni da un punto di vista di programmatica presa di distanza, da un angolo di visuale appartato, un po’ da lontano.
Assolutamente geniale il colpo d’ala finale, nell’ultima pagina, giocato intorno alla richiesta di un numero di telefono, che rappresenta la frana definitiva di ogni riserva di moralismo ipocrita e connotato, ogni illusione ereditata da vecchie pseudo riserve e affabulazioni. Pallavicini ci riporta alla vita per quel che è, agli uomini per quel che sono, e, in definitiva, al fatto che contano solo le cose belle ed eternamente buone come un calice di Champagne all’ora dell’aperitivo.
Anche se il Pertusati ormai deve rinunciarci per inflessibile diktat del medico.

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Luigi Dell’Orbo, nato nel 1962 in provincia di Pavia, vive da decenni in Piemonte, tenendo comunque vive le proprie radici lombarde.

Lettore appassionato e puntuale si occupa prevalentemente di narrativa italiana contemporanea.

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