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Segnalazioni librarie

Luigi Dell’Orbo ci porta alla scoperta del libro “Nirvana” di Tommy Wieringa.

Data di pubblicazione:

Tommy Wieringa, Nirvana, Iperborea, 2025

Tommy Wieringa è un noto ed affermato scrittore olandese, nato nel 1967, pluripremiato in patria e all’estero e tradotto in diverse lingue. Le encomiabili edizioni Iperborea, nate per farci conoscere la letteratura dell’Europa del Nord, hanno il merito di offrirci la possibilità di leggere questo lavoro, edito in lingua olandese nel 2023, qui proposto nella limpida traduzione di Claudia Di Palermo.

Si tratta di un poderoso romanzo che supera le cinquecento pagine, ma che induce affabilmente il lettore a dipanare la matassa senza fatica. Parliamo non a caso di matassa perché il testo si dipana intrecciando una serie di archi narrativi connessi che vanno alternandosi negli ottanta brevi capitoli di cui si compone. Il protagonista, in scena con rigorosa ed auspicabile terza persona, è Hugo Adema, pittore affermato, proveniente da una famiglia olandese nota e ricchissima, la cui fortuna deriva dal nonno ingegnere, Willem Adema, centenario, ancora vivente che nel primo dopoguerra con intuito geniale ha dato una svolta alla tecnica estrattiva e ha rinnovato con enorme successo quella costruttiva delle petroliere. Hugo è appunto il nipote, figlio del primogenito di Willem, un uomo invece senza qualità che viene messo in azienda sotto tutela solo per un pugno di anni in attesa cresca e concluda gli studi il fratello gemello di Hugo, che porta addirittura il nome del nonno, un Willem junior, identificato subito dalla famiglia come unico possibile successore all’altezza del capostipite.

Hugo invece è un artista, una specie di Hanno Buddenbrook, con la differenza che non chiude la dinastia come nel capolavoro di Thomas Mann, perché c’è il gemello che ne incarna lo spirito di conquista e questa non è la storia della decadenza di una famiglia, bensì del suo trionfo. Hugo, invece, se ne discosta, costituisce un contrappeso, inscena il negativo rispetto alle prospettive trionfali degli Adema, va a caccia della verità negata che sta alla radice non delle fortune economiche, ma del vissuto del capostipite e dalla scoperta di questa omissione costruisce una visione della storia manichea, di sapore quasi gnostico. Il peccato d’origine che la famiglia tiene nascosto è questo: il nonno dopo l’occupazione tedesca dei Paesi Bassi aveva aderito volontariamente alle Waffen SS ed era partito come militare alla conquista dell’odiata Russia bolscevica, con un duplice incarico: una volta conclusa la guerra d’occupazione (di una guerra che pensavano facile), si sarebbe prodigato come ingegnere allo sfruttamento dei giacimenti petroliferi sul mar Caspio e sul mar Nero. Tornerà invece in Olanda dopo tre anni a causa delle ferite riportate al fronte, continuando a collaborare con l’occupante fino ai giorni in cui si palesa evidente la supremazia degli Alleati. Seguiranno l’arresto, un anno di detenzione durante il quale studierà come linea difensiva un falso passaggio nelle file della resistenza olandese, confermato da un amico che nel caos della guerra si trovava sul fronte opposto. Poi la partenza per il Venezuela e l’inizio della geniale carriera d’ingegnere che grazie all’esclusiva delle scoperte tecniche gli farà guadagnare una fortuna che riporterà dopo qualche anno in Europa. L’epopea della guerra di Willem Adema viene ricostruita dal nipote attraverso il fortunoso ritrovamento dei diari di guerra del nonno costituendo il secondo arco narrativo che va ad incastrarsi nell’altro, quello della vita e delle vicende del pittore, modificandone pesantemente le scelte.

L’impresa economica, cuore del sistema, farà dire Wieringa al nostro artista, è per Willem Adema la continuazione della guerra con altri mezzi, finalizzata allo sfruttamento delle risorse. “La crescita eterna, la promessa immanente del capitalismo, non era altro che conquista, e la conquista non era altro che combustione. Fuoco, calore, cenere era questa la pura essenza del modello capitalista e l’avidità era il suo ossigeno.” (Pag. 250). Gli effetti della combustione generale ora minacciano l’integrità della terra e porteranno probabilmente al disastro. La storia scorre per Hugo Adema su un unico binario che è quello del fuoco e dell’incenerimento, al quale contrappone una specie di ascesi di stampo buddista che finirà per portare ad un auto annichilimento che rappresenta lo spegnimento del fuoco; da qui il titolo Nirvana: “Le metafore associate al nirvana lo paragonano spesso all’estinguersi del fuoco.(…) quando il fuoco della brama, dell’avversione e dell’illusione è spento, la mente è libera di funzionare a pieno regime.” Si legge in esergo da un trattato sul buddismo.

La direzione che prende la riflessione dell’autore induce ancora al parallelo con il Thomas Mann di inizio secolo e alla fascinazione per Schopenhauer che, involontariamente, qui si ripresenta nella forma dell’esito buddista della vicenda di Hugo Adema.

Queste sono comunque osservazioni laterali sul testo, il quale cerca in modo anche smaccato di incontrare il lettore mettendo in scena tutti i possibili argomenti all’attenzione di questi anni, dall’ambientalismo, alla crisi climatica, al Trump del primo mandato, alla rimozione del passato scomodo e così via. Nel complesso il romanzo di Wieringa, indipendentemente dagli intenti, fornisce un interessante spunto di riflessione sul nichilismo come unico orizzonte di non-senso rimasto.

Luigi Dell’Orbo

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