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Walter Minella ci porta alla scoperta della raccolta di poesie  “Almanacco del mondo piccolo. Versi brevi” di Massimo Pomi: uno splendido libro di haiku che dice molto sul mondo contemporaneo.

Data di pubblicazione:

Massimo Pomi, Almanacco del mondo piccolo. Versi brevi: uno splendido libro di haiku che dice molto sul mondo contemporaneo

Questo di Massimo Pomi è un libro bellissimo, da leggere con calma, da gustare e da meditare. Si tratta di 366 poesie in forma di haiku che accompagnano il lettore nel corso dell’anno, una al giorno, cominciando dall’inizio della primavera per finire all’ultimo giorno d’inverno.

Parlarne è difficile perché il libro nasce dall’incontro, anzi dalla fusione, tra due livelli, uno che potremmo definire filosofico e uno schiettamente poetico. Naturalmente è quest’ultimo – la freschezza dello sguardo, la curiosità, la qualità della scrittura – che ci interessa. Ma per apprezzarlo fino in fondo è pur necessario dire qualcosa sullo sfondo concettuale da cui nascono queste poesie: esse sono come lampi nella notte che illuminano particolari minuti della realtà, generalmente inavvertiti (gli animali, le piante, il clima, la terra….).

La notte è la nostra disattenzione, la caratteristica culturale oggi socialmente dominante: e invece, ci suggerisce l’autore, è proprio dall’attenzione a ciò che è minimo che si apre la strada a una più profonda, matura comprensione di noi stessi e del mondo di cui siamo parte, a cui siamo indissolubilmente legati. La nostra reale identità è molto più vasta dell’egocentrismo narcisistico prevalente nel nostro desolato mondo postmoderno. L’alterità – le altre persone, gli animali, le piante, le forze naturali… – è parte costitutiva fondamentale del nostro essere, come sapeva l’antica sapienza indiana, sintetizzata dal motto tat tvam asi, tu sei quello, citato dal poeta (“Non è mai tuo/né d’altri quello che incontri:/ quello tu sei.” (tat tvam asi”, 26 novembre). Chi non si cura del minimo non si cura del massimo. Chi distrugge il mondo distrugge se stesso.

Nell’introduzione Massimo Pomi cita due grandi poeti contemporanei: Yves Bonnefoy (“Il senso dell’infinito interiore … si scopre nelle cose e nelle persone di cui si è misurata e amata la finitudine”) e Christian Bobin: “Io mi occupo di ciò che è piccolo piccolo, ciò che è minuscolo, infinitesimale. Alla domanda ‘che fai nella vita?’ ecco quello che mi piacerebbe rispondere, quello che non oso rispondere: mi occupo delle cose piccole piccole, porto la testimonianza di un filo d’erba. Il mondo così come va (male) lo conosco e lo subisco come voi […] Queste cose non le ignoro. Ma non è di esse che voglio parlare. Non è il mio ruolo, non è il ruolo che la sorte mi ha dato. Vedo anch’io il disastro. Come non vederlo? Il disastro è già avvenuto nel momento in cui inizio a scrivere. Prendo degli appunti su ciò che ha resistito, ed è, per forza di cose, ciò che è piccolo piccolo, ed è incomparabilmente grande, perché ha resistito, perché il fulgore del giorno, la parola di un bimbo o un filo d’erba hanno trionfato sulle realtà peggiori. Io parlo in nome di queste cose piccolissime. Provo ad ascoltarle”.

Da qui i passi, paradossali ed estremi come la realtà profonda, citati nell’epigrafe del libro: “Il mondo è tutto dentro e io sono fuori di me” (Maurice Merleau-Ponty), “C’è un altro mondo ed è questo” (Paul Éluard), “Il Regno di Dio è dentro di voi” (Gesù). Da qui anche i riferimenti, sparsi nel volume, ai grandi illuminati: Emily Dickinson, i maestri giapponesi di haiku Matsuo Munefusa, detto Bashô, e Kobayashi Yotaro, detto Issa, Antonio Machado, Thich Nhat Hanh, Mozart, Vermeer, Buddha …

Vorrei però evitare un equivoco: le poesie di Massimo Pomi sono così straordinarie, così affascinanti perché il complesso sistema filosofico, che trapela per cenni, si traduce in una
freschezza dello sguardo – curioso, amichevole, attento – che costituisce sempre una sorpresa e una gioia per il lettore.

Alcuni esempi: “Fermo, l’aspetto./ Lo scricciolo curioso/ mi scruta a lungo” (6 aprile). “Ho in mente gli occhi,/ fondi, di un mulo carico/ di bimbi allegri” (21 aprile). “C’è tanto cielo/ sopra di noi. Ma poi/ basta un’allodola” (21 giugno).”Non chiede nulla./ Così sia chi lo guarda./ Fiorisce e basta” (15 agosto)”. “Per un rumore/ s’empie una pozzarella/ di cento rane” (24 ottobre). “Veglia nel buio./ È qualcuno? Qualcosa? / Tace. Lo sento” (un allocco, prima che canti) (5 dicembre). “Nel mio giardino/ vanno in scena ogni notte/ farse di gatti.” (28 febbraio).

Al lettore il piacere di scoprire da solo queste illuminazioni minime e massime. Senza dimenticare l’ultima poesia dell’anno (20 marzo): “Bella e terribile/ è madre anche la tigre./ Così la Terra”.

Walter Minella

[Massimo Pomi, Almanacco del mondo piccolo. Versi brevi, Campanotto Editore, Pasian di Prato (UD), 2025]

 


Walter Minella, già insegnante di filosofia e storia e direttore di “Ulisse. Rivista quadrimestrale di ricerca culturale e sociale”, è il curatore della rubrica di recensioni della Biblioteca Bonetta di Pavia.

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