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Luigi Dell’Orbo ci porta alla scoperta del romanzo di Laura Marzi dal titolo ‘Stelle cadenti’.
Data di pubblicazione:

Luigi Dell’Orbo ci porta alla scoperta del romanzo di Laura Marzi dal titolo ‘Stelle cadenti’.
Data di pubblicazione:

Laura Marzi, Stelle cadenti, Mondadori, 2025
Laura Marzi con il secondo romanzo Stelle cadenti, dopo i significativi riscontri critici ricevuti a fronte del primo, La materia alternativa, affronta le vicende di una famiglia dell’alta borghesia torinese all’interno di un evento traumatico nella storia del nostro paese quale la bufera passata sotto il nome di Tangentopoli che determinò il crollo della Prima repubblica e l’avvento della cosiddetta Seconda, non migliore della precedente, detto con il senno di poi.
Il romanzo esemplifica come una vicenda privata muti drammaticamente il corso a causa di un sommovimento repentino del clima politico sociale. La famiglia in questione è quella di Arturo Montella, segretario regionale piemontese della Democrazia Cristiana che un giorno del 1993, al ritorno a casa con il figlio Edoardo col quale era uscito per comperare un paio di Nike, viene avvicinato da due ufficiali dei carabinieri che gli mettono sotto il naso un mandato d’arresto e lo portano al carcere delle Vallette. L’accusa formulata dal GIP è la stessa che fa scattare manette in tutto il paese: corruzione e finanziamento illecito dei partiti.
La famiglia Montella è costituita da due figli in età di liceo, Ludovica, voce narrante della storia, Edoardo più grande di un anno, la moglie e la governante Rosa che si occupa di tutto e soprattutto fa da madre ai due ragazzi. Di punto in bianco una famiglia che occupava i livelli più alti del sistema precipita, come, appunto una stella cadente, trascinando a terrà anche i due adolescenti e le loro aspettative per un futuro all’altezza dell’ambiente in cui erano cresciuti. La disgregazione delle certezze mina il nucleo familiare, per primo il padre, che, da modello carismatico, riemerge dopo mesi di detenzione come un uomo piegato e sconfitto dagli eventi, costretto a patteggiare per togliersi dai guai, pur nella consapevolezza di non aver sottratto una lira per interessi privati, ma di esser stato soltanto una piccola rotella di un sistema franato su se stesso. La madre sceglierà di estraniarsi sempre più da tutti inseguendo svariate fantasie new age. Ludovica, invece, opterà per combattere, pur mancando gli obiettivi che sognava, cercando di mettere a frutto la sua grande intelligenza per raggiungere traguardi sociali degni della famiglia del tempo che fu. Edoardo, suo fratello, si perderà nella via dell’auto sabotaggio, per punire il padre, la vita, il destino.
Il romanzo segue il travaglio di Ludovica, del resto è lei che racconta la vicenda e illustra dopo i fatti del ’93, in modo diacronico, nella prima parte il decennio successivo e in una terza, l’oggi. La vita dei due giovani, per vie differenti, porterà ad esiti problematici: Ludovica diventerà “una donna estremamente sola, che aspetta immobile una riparazione del passato che non avverrà, che non può avvenire.” (pag. 200); Edoardo, un torbido fallito che trascinerà in ulteriori guai finanziari quel che rimane della famiglia Montella, la quale non smetterà comunque di esistere, nonostante tutto: resteranno uniti pur con le ferite profonde che la vita ha inflitto loro.
Il finale vorrebbe in qualche modo indicarci come le stelle cadenti durante il loro tragitto nel cielo emanino luce; fuor di metafora suggerirebbe una via di superamento della profonda solitudine in cui Ludovica ha trascorso la vita, ma più che convincere questo sviluppo fa sorgere qualche sospetto.
Il dubbio è quello di essere di fronte ad un romanzo che voglia un po’ troppo compiacere i vezzi, o come si usa dire oggi le narrazioni della categoria di lettori oggi predominante: piccola e media borghesia colta, naturalmente progressista, sensibile ai temi del momento, (Edoardo è un omosessuale colpevolmente rifiutato), liberal dal punto di vista del comportamento sessuale, ci sono infatti pagine di sesso esplicito, che sembrano una ciliegina messa sulla torta.
Il linguaggio di Laura Marzi è scorrevolissimo, allettante e di facile digestione. Sembra veramente un prodotto studiato per il target a cui si indirizza: la cosa più audace forse è il tentativo tra le righe di riabilitare la DC, naturalmente con i tocchi dell’antiberlusconismo di rito, ma è un discorso che passa in secondo piano, anche perché interessa solo ai vecchi, non certo a chi quegli eventi li ha scorsi soltanto nelle ultimissime pagine dei manuali di storia.
Quel che emerge, comunque, dalla lettura indiscutibilmente gradevole, è il tragitto di vita di Ludovica e i suoi patemi esistenziali, che toccano sicuramente le generazioni ultime: la seguiamo da adolescente a quando raggiunge i cinquant’anni con la consapevolezza di essere una donna sola, insoddisfatta, che non è riuscita a costruirsi una famiglia e che cerca faticosamente qualche surrogato esistenziale à la page per ovviarne alla mancanza.
Luigi Dell’Orbo

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