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La valle del Ticino da Cantarana a Campo Maggiore. Storia di un antico comune‘ di Maria Lambro, Univers, 2026.

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Cari lettori,
vi proponiamo ‘La valle del Ticino da Cantarana a Campo Maggiore. Storia di un antico comune’ edito da Univers, 2026. Il volume di Maria Lambro si configura come un’indagine diacronica rigorosa e appassionata, capace di tessere le trame del territorio di Campo Maggiore, antico comune oggi frazione di Carbonara al Ticino, partendo da una solida base geomorfologica su cui si sono innestate le prime presenze umane. Attraverso lo studio dei nomi perduti e della toponomastica storica, l’autrice riporta alla luce antiche località e insediamenti dimenticati, documentati fin dalla preistoria e protostoria, come testimonia il fondamentale rinvenimento della piroga, simbolo del legame millenario con le vie d’acqua. Questo percorso attraversa l’Età Classica e l’Alto Medioevo, periodo dominato dalla fitta Silva Carbonaria, dove la storia si intreccia con la santità rurale di Sant’Aldo, l’eremita carbonaio che visse nel cuore dei boschi anticipando la grande riorganizzazione fondiaria dei monasteri pavesi di San Pietro in Ciel d’Oro e Santa Maria Teodote. In questo contesto emerge la rilevanza strategica del sistema portuale sul Ticino, dal primordiale approdo denominato Portum Rasoroli fino al Porto di Santa Sofia, motori di un’economia fluviale che ha plasmato l’identità del luogo.
​Particolare rilievo assume la sezione architettonico-archeologica, che analizza l’evoluzione delle tipologie edilizie integrando le osservazioni sulla persistenza dei materiali: dalle strutture in terra pressata, pareti in vimini e tetti di paglia o canne, tecniche d’uso comune per il ceto medio-basso e rurale sopravvissute eccezionalmente fino ai casoni degli anni Trenta del Novecento, fino all’affermazione del laterizio. La ricerca chiarisce come l’uso del mattone, pur presente in età Longobarda e Ottoniana esclusivamente per edifici preminenti come i palazzi reali di Pavia e Corteolona, sia diventato una prassi costruttiva diffusa per l’edilizia civile e religiosa solo dopo l’anno mille. Un’attenzione specifica è dedicata alla chiesa di Campo Maggiore, di cui vengono indagate le fasi antecedenti fino alla scoperta di un edificio sacro tardo-medievale del XV secolo, esempio di architettura lombarda in cotto. Grazie all’archeologia aerea territoriale, l’autrice rilegge nel disegno dei campi le tracce di insediamenti scomparsi e il passaggio delle famiglie nobiliari, dai Ferrari ai Fiamberti, dai Carminali ai Malaspina, attraversando le vicende dello Stato Sabaudo e dei conflitti mondiali. L’indagine si chiude con un recupero antropologico di filastrocche e tradizioni, offrendo una riflessione profonda sul valore del paesaggio di Campo Maggiore come eredità vivente e memoria storica collettiva.
Buona lettura

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