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Segnalazioni librarie

Luigi Dell’Orbo ci porta alla scoperta di ‘Lotteria delle anime‘ di Rosa Matteucci.

Data di pubblicazione:

Rosa Matteucci, Lotteria delle anime, Adelphi, 2026.

Di chi sia Rosa Matteucci, del suo memorabile esordio nel 1998 con Lourdes, e di Cartagloria edito sempre da Adelphi già ho abbondantemente parlato in questa e altre sedi e non voglio tornarci sopra. Posso solo condensare in un’iperbole il mio sentire nei suoi confronti: sono innamorato di Rosa Matteucci. Mi ha soggiogato con il suo stile, cioè un linguaggio che ben mi guarderei dal definire barocco per non incorrere nell’ira funesta della scrittrice, la lingua letteraria che utilizza per ipnotizzarci è solo sua, matteucciana, dunque, per principio indefinibile.
Naturalmente sono anche stregato dalle sue ossessioni. Per esempio, quest’ultimo
Lotteria delle anime si apre evocando, non citando, un’antica litania cattolica: Ti adoro o Croce Santa che sono subito andato a cercare in uno spesso volume ereditato da mia nonna, madre di mia madre. Un libro che custodisco nel cassetto di una consolle che ha già fatto cento traslochi, assieme ai ricordi d’infanzia. Si intitola Filotea dei defunti, consta di ben 670 pagine, copertina nera, bordo fuliggine color del lutto, stampato a Milano nel luglio 1917. Il volume è gonfio e in parte sformato perché mia nonna, la siura Maria, pia donna per un verso, ma per altri soprannominata la generalessa, vi aveva stipato all’interno i ricordini dei defunti di cui si sentiva in dovere di custodire il ricordo e probabilmente di pregare per la salvezza della loro anima. Questo tomo si compone infatti di un lunghissimo repertorio di orazioni, meditazioni, preghiere, novene, vie crucis finalizzate allo scopo di riscattare le anime in Purgatorio. Non è stato dunque difficile rintracciare l’orazione con cui si apre il racconto di Rosa Matteucci: Ti adoro, o Croce santa.

Ti adoro, o Croce santa che fosti ornata del Corpo Sacratissimo del mio Signore, coperta e tinta del suo Preziosissimo Sangue. Ti adoro, mio Dio, posto in croce per me. Ti adoro, o Croce Santa, per amore di colui che è il mio Signore. Amen.”

Ovviamente il testo preconciliare presenta le due versioni: la prima in latino, la seconda in italiano, specificando le proprietà miracolose della recita confermate da ben due papi (veramente anche da un terzo, Paolo VI, ma il breviario del 1917, non può tenerne conto): se ripetuta trentatré volte il Venerdì Santo, libera trentatré anime dal Purgatorio, mentre recitata cinquanta volte ogni venerdì dell’anno ne libera cinque per volta. Così parte Lotteria delle anime di Rosa Matteucci: “mossa da compassionevole premura per i defunti relegati in Purgatorio, ed essendo quel giorno un venerdì, ripetei dunque cinquanta volte, così come è prescritto la prece di liberazione; bofonchiai la preghiera mangiando una fetta di panettone e concentrandomi a sputarne i canditi, che non mi sono mai piaciuti, finché le parole che ripetevo si sono fatte al mio orecchio inintelligibili, e pertanto atte a manifestare il loro misterioso potere soteriologico.” La protagonista per prima cosa prega per il riscatto delle anime di suo padre, di sua madre, di altri familiari e del suo editore. Nei giorni che seguono quello delle devote preghiere avviene, però, che nell’aldilà le anime beneficiate, suscitando invidia in quelle che ancora non hanno ricevuto la giusta dose di preci ed intenzioni, creano un gran subbuglio. Le anime purganti non esitano a mettersi in contatto con la pia scrittrice per ottenere i vantaggi auspicati. Infatti, un apparente fenomeno di acufene all’orecchio sinistro rivela le loro invocazioni: non dimenticarci! E come non bastasse pure il borbottio del frigorifero si presta a palesare le voci dei defunti imploranti le preghiere che permettano di passare dai tormenti fisici e spirituali alla gloria del Paradiso. Queste non sono opinioni secolari, ma verità di fede ufficialmente definite nei Concili di Firenze e di Trento, che attestano l’esistenza del Purgatorio e il transito delle anime verso la salvezza eterna. Inoltre, come nel testo è ampiamente esemplificato, molti mistici hanno confermato che le anime purganti possano mettersi in contatto con i viventi ed ecco come la nostra voce narrante riveli di numerose regalie ricevute sotto forma di miracolosi ritrovamenti per strada di indumenti, cibo e denaro certamente opera di anime tormentate in cerca di preghiere e di messe in suffragio, cosa, oggi, diventata complessa per due ordini di ragioni: primo la mancanza di preti, secondo l’assurgere al trono pontificio di papi, probabilmente eresiarchi, più interessati all’ecologia integrale e alle politiche sociali che non alla salvezza e al riscatto delle anime. Ma, non andiamo oltre: il mélange straordinario di “tragico, comico e cattolico”, come scrive il caro Camillo Langone è così inimitabile che non esisterà mai una ChatGPT in grado di emularlo o crearlo dal nulla. La lettura di questo piccolo gioiello rievoca i migliori racconti di Isaac Bashevis Singer quelli in cui, come in una reazione chimica, due componenti a contatto producono un esito inaspettato: la cultura secolarizzata in cui siamo immersi fa scintille toccandosi con le tradizioni mistico religiose dei nostri avi che, come in sogno, dormono al fondo della nostra coscienza e ne esce prima una fiammata e poi una nuvola di vapori corroboranti che questi involontari apprendisti stregoni, come Singer e Rosa Matteucci, ci donano quando sono al meglio delle loro possibilità.

Luigi Dell’Orbo

Altro su Rosa Matteucci:

Luigi Dell’Orbo ha scritto per la nostra rubrica ‘segnalazioni librarie’ la recensione di un altro romanzo di Rosa Matteucci dal titolo ‘Cartagloria’.

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