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MICHELE MARI HA VINTO IL PREMIO STREGA
Franco Piccinini ci racconta di Michele Mari e del suo ultimo romanzo vincitore del premio Strega.
Data di pubblicazione:

Franco Piccinini ci racconta di Michele Mari e del suo ultimo romanzo vincitore del premio Strega.
Data di pubblicazione:

MICHELE MARI HA VINTO IL PREMIO STREGA
Il più recente vincitore del Premio Strega è Michele Mari, che io considero tra i più importanti successori di Calvino. Ho già raccontato molto della sua biografia e bibliografia in un mio precedente articolo, che potete rintracciare qui.
Come spiegavo allora, in molta della sua narrativa Mari si diverte a citare, o meglio a parafrasare, opere famose del passato per lo più ispirate al tema gotico, pur tenendosi al di fuori della narrativa di genere: il suo romanzo La stiva e l’abisso (1992) è pieno di rimandi a Gordon Pym di Poe, alla Ballata del Vecchio Marinaio di Coleridge, a Naufragio nell’ignoto e L’orrore del mare di Hodgson, a Dagon di Lovecraft, e un po’ anche ai Viaggi di Gulliver. Aggiungiamoci anche un po’ del Filottete di Sofocle, con quel capitano recluso sottocoperta, divorato dalla cancrena e avvolto in un fetore insopportabile. Il tutto è confezionato con un fitto tessuto verbale, che è il vero marchio di fabbrica di Mari e lo distingue dai suoi ispiratori: non sta copiando, ma semmai rendendo omaggio a un certo tipo di autori del passato.
Su di lui e sul suo uso del linguaggio mi ero già espresso in quell’articolo, ma nel frattempo la sua carriera è salita di livello e ora mi sento in dovere di aggiungere una seconda parte. Tra i suoi libri più recenti c’è una antologia di racconti brevi intitolata Le maestose rovine di Sferopoli (2021). Ovviamente, anche qui i rimandi letterari si sprecano: Calvino e Borges, Poe e Hoffman. Tra scienziati, scacchisti e rabbini che si sfidano a chi costruisce il più bel Golem, Mari rende omaggio alla grandi della narrativa fantastica, giocando su tutte le sfumature della narrativa breve, dal comico al grottesco, dallo storico all’autobiografico, dall’invenzione fantastica a quella linguistica. La sua Sferopoli è una città surreale, che deve molto a Calvino e Borges. Come in altri romanzi, Mari si diverte a contaminare oniricamente verità storica e invenzione fantastica, rifacendosi allo steampunk e ad un autore che di questi pastiches ha fatto il suo marchio di fabbrica: Philip Jose Farmer (spero che lo conosciate). È uno dei libri che mi ha ispirato a scrivere il saggio Città Invisibili e Città Immaginate (2025, a cento anni dalla nascita di Italo Calvino) – infatti la mia descrizione del libro di Mari figura nel capitolo finale del libro. Una versione più breve era apparsa sulla newsletter della Bonetta, ma nel libro troverete molto di più, ovviamente.
L’articolo lo trovate qui:
I romanzi di Michele Mari sono letteralmente infarciti di allusioni e rimandi ad opere di altri scrittori, spesso accompagnati da vere e proprie citazioni. A questo proposito, l’autore si giustifica così: “Questi libri mi davano talmente tanto che io, per una sorta di gratitudine, sentivo poi di dover restituire in termini di omaggio affettuoso quello che mi avevano dato, che è quello che poi ho continuato a fare per tutta la vita come scrittore. Ho continuato ad omaggiare i topoi, le maniere, lo stile, la retorica, certi vezzi espressivi di grandi autori”.
Accade lo stesso anche nel suo ultimo romanzo premiato con lo Strega. Mi rifiuto di entrare anch’io nella polemica sulle opinioni espresse da Mari su una certa collega, prematuramente scomparsa. Io preferisco occuparmi del contenuto del’opera. L’avere trasformato una conversazione strettamente privata in un dibattito pubblico, creando quella che in gergo si chiama “shitstorm” mi è parso fin da subito un tentativo di alterare il giudizio sull’autore da parte dei giurati. In gergo calcistico si chiama “pretattica”. Il 3 maggio 2026 Mari aveva già vinto il Premio Strega giovani ed era stato confermato, con il punteggio più alto, nella sestina dei finalisti al Premio Strega, vinto poi a luglio: in questi fatti va cercata la causa degli attacchi contro di lui.
I convitati di pietra (autunno 2025) racconta la storia degli ex alunni della III A di un liceo milanese che, dopo l’esame di maturità, si riuniscono una volta l’anno per una di quelle “rimpatriate” tra compagni di scuola che molti usano fare. Potrebbe uscirne una commedia all’italiana un po’ agrodolce, come Compagni di Scuola di Carlo Verdone, oppure una storia di nostalgia per il tempo perduto, nello stile di American Graffiti di George Lucas o di Fandango di Kevin Reynolds. Mari sceglie invece uno spunto di partenza più perfido, che mi ha rammentato quelle trame di Agatha Christie tipo La congiura degli innocenti o Dieci piccoli indiani, dove nessuno sembra colpevole ma tutti hanno qualcosa da nascondere. Questi ex – alunni stringono un patto destinato a legarli per tutta la vita, mettendo in piedi una riffa. Decidono di ritrovarsi ogni anno a cena, trasformando il passare del tempo in una sorta di gioco fondato sulla progressiva scomparsa dei partecipanti, con in palio un premio in denaro. Tutti gli anni ognuno di loro (o i sopravvissuti) dovrà mettere da parte una quota, che andrà a formare un monte premi destinato ai tre che sopravviveranno più a lungo.
Le cene periodiche diventano così il luogo in cui riaffiorano rivalità, rancori, ambizioni, fallimenti personali e tensioni mai risolte, come nei film che ho ricordato, mentre la paura e la morte entra gradualmente nella vita del gruppo, fino a diventare una presenza costante: proprio come il Convitato di Pietra nel Don Giovanni. La vicenda segue i personaggi attraverso i decenni, mostrando l’evoluzione dei loro rapporti e il modo in cui questo vincolo, stretto da giovani r nato quasi per scherzo, finisce per condizionare il resto della loro vita e influenzarne il destino. Qualcuno muore per malattia, altri per incidenti o suicidio e non è chiaro se ci sia, dietro la loro scomparsa, la mano di qualcuno che vuole vincere il premio finale.
Ma non siamo in un giallo della Christie o di Ellery Queen e la realtà è ben diversa. Quale? Spiacente, niente spoiler. Non si anticipa MAI la conclusione di un romanzo.
Piuttosto, segnalo al lettore l’unico grosso difetto che io gli ho potuto trovare.
Mari è affetto da una forma acuta di “citazionismo”, malattia che spinge l’autore a inserire continuamente rimandi ad altre opere, come se volesse dire al lettore: “Guarda come sono bravo; io ne so più di te”. È una patologia da cui sono affetti anche altri (per esempio il Baricco di Oceano Mare e Novecento) ed è accettabile, finche non rovina il gusto della narrazione. Perché si sa, il troppo stroppia.
Per esempio, uno dei protagonisti è appassionato di cinema e di fumetti (anche io, non so se si era capito) e quindi Mari spende diverse pagine per fare un elenco dettagliato degli autori più classici del fumetto americano. Sono nomi che dicono molto, a chi come me leggeva riviste come Linus, Eureka e Il Mago, ma non dicono nulla a chi di queste cose è digiuno. E probabilmente lo annoiano. La stessa noia può riapparire per la descrizione dettagliata della carriera di Gene Hackman: un attore maiuscolo, ma non il genio che vorrebbe Mari. Tuttavia Hackman è scomparso nel febbraio 2025, dopo avere avuto la mente distrutta dalla demenza senile, proprio mentre lo scrittore completava il suo romanzo: forse le parti che lo riguardano vogliono essere un omaggio alla sua figura.
Franco Piccinini
Franco Piccinini (Asti, 1954), si è laureato a Pavia e fino a poco tempo fa ha esercitato la professione di medico. Grande esperto e cultore di fantascienza, ha pubblicato i romanzi “Ritorno a Liberia” (tratto dal suo primo racconto), “Il tempo è come un fiume”, il saggio “Scienza medica e fantasie scientifiche” (finalista al Premio Italia 2012 e vincitore del Premio Vegetti 2018), oltre a vari articoli su Nova SF* e racconti su Futuro Europa. Di recente ha pubblicato il saggio “Mondi Sotterranei” per i 700 anni di Dante. Nel 2011 ha iniziato a collaborare con l’editore Solfanelli e con Delos Digital. E’ un grande amico della Biblioteca Bonetta e ha precedentemente scritto per il nostro sito anche i seguenti contributi:

Franco Piccinini ci racconta di Michele Mari e del suo ultimo romanzo vincitore del premio Strega.

Vi proponiamo un articolo dal Los Angeles Times di Mark Athitakis in occasione del centenario della nascita di Marilyn Monroe.

Franco Piccinini ci guida tra riflessioni, attualità e consigli di lettura partendo dagli ufo.