- News
- Recensioni e segnalazioni librarie
Segnalazioni librarie
Luigi Dell’Orbo ci porta alla scoperta del libro di Alberto Ravasio dal titolo ‘Il grande mantenuto’.
Data di pubblicazione:

Luigi Dell’Orbo ci porta alla scoperta del libro di Alberto Ravasio dal titolo ‘Il grande mantenuto’.
Data di pubblicazione:

Alberto Ravasio, Il grande mantenuto, Quodlibet, 2026.
Ravasio, anagraficamente giovane autore, classe 1990, proveniente dalla fucina del Premio Calvino, ha esordito nel 2022 con lo strampalato titolo La vita sessuale di Guglielmo Sputacchiera ed è tornato ora in libreria con un ben più articolato romanzo edito dalla medesima Quodlibet.
Le storie che racconta nel Grande mantenuto sono incentrate sulle esperienze del personaggio, voce narrante e girano intorno alla giovinezza che Ravasio definisce impeccabilmente come un “infinito a tempo determinato”. Si tratta dunque di una specie di romanzo di formazione che presumibilmente coglie degli elementi comuni d’esperienza per coloro che hanno vissuto la giovinezza nell’arco che va dal 2009, anno della crisi finanziaria che ha chiuso il primo decennio del secolo e che non ha ancor finito di spremere i suoi nefasti effetti, sino ad arrivare all’orrido 2022 della pandemia. Una generazione che si riconosce dunque nella precarietà a tutto campo, nella difficoltà d’inserimento nel lavoro; la generazione che si rende conto di essere incamminata verso un’obbligatoria decrescita infelice perché non raggiungerà il livello di benessere dei padri e dei nonni e che dunque si ribella, come sempre è avvenuto, alle proprie origini. Il protagonista anonimo di queste pagine, pur condividendo tali esperienze non ne è del tutto toccato, se ne infischia altamente del mercato del lavoro e durante un pranzo di famiglia, siamo nel bergamasco, rivela le sue intenzioni: laurearsi in filosofia e fare lo scrittore, dunque in termini concreti non fare niente e diventare un mantenuto, ma non uno qualsiasi, bensì un mantenuto colto, esattamente un grande mantenuto.
“Volevo fare lo scrittore per una serie di ragioni più o meno fesse e sconclusionate: avevo la bugia facile, le parole difficili, avevo il senso dell’umorismo atroce e assillante, quello che se ti prendono a castagnate in testa anche a agosto non puoi dire di non essertela cercata. Preferivo i libri alle persone, il passato scritto al presente analfabeta e, cosa più importante, non avevo ancora capito o fingevo di non capire che lo scrittore non è un mestiere vero e contavo di viverci o al limite di mangiucchiarci.” (Pag. 17).
Davanti a questa sconvolgente intenzione la vecchia nonna obesa muore d’infarto e la scombinata e rissosa famiglia che confonde gli studi di filosofia con quelli di fisica lo mette al bando. Il nostro eroe per sbarcare il lunario finirà in una giravolta di picaresche avventure che faranno da contorno agli anni universitari e seguenti riuscendo a farsi mantenere a destra e manca da chi capita: prima da due lesbiche di Lecco, poi da una fidanzata a sua volta mantenuta dalla famiglia abbiente, infine da una prostituta slava, esperta in sadomaso. Intanto il filosofo e aspirante scrittore sforna manoscritti a ritmo industriale e incontra sia l’alta che la bassa editoria che gli chiude bellamente la porta in faccia, a parte qualche spiantato truffatore. Memorabili le figure del Totem e dell’Esordito che rappresentano l’annullamento sociale ed economico dello scrittore nei nostri tempi, che, diventando rifiuto esistenziale, occupa gli ultimi posti della scala sociale.
Non sono le cose che Ravasio racconta a stupire il lettore di questo Grande mantenuto, anzi, alcune possono anche risultare un poco usurate, per esempio l’insistente denigrazione dei luoghi d’origine, Bergamo città costruita su una montagna di merda e il clerico fascismo della famiglia d’origine paesana…argomenti che non sprizzano novità, ma è il modo in cui lo fa che conquista il lettore, cioè la lingua che utilizza: un’affabulazione dominata da una vis comica formidabile, ricca di giochi di parole, di libere associazioni di termini, di urli, di sussurri e cinguettii. Un linguaggio formidabile che nel panorama linguisticamente piatto della produzione letteraria standard brilla di luce propria e ci riporta in qualche modo al primo Aldo Busi, a qualcosa di Arbasino, ma che in definitiva rivela una forza affabulatoria del tutto personale ed autentica, forse non ancora del tutto esplicita, ma decisamente vera e promettente.
Luigi Dell’Orbo

Luigi Dell’Orbo ci porta alla scoperta del libro di Alberto Ravasio dal titolo ‘Il grande mantenuto’.

Franco Piccinini ci porta alla scoperta di Stefano Massini, scrittore, drammaturgo e personaggio televisivo italiano.

Luigi Dell’Orbo ci porta alla scoperta del libro di Dario Ferrari dal titolo ‘L’idiota di famiglia’.