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DAI SETTE MARI ALLO SPAZIO PROFONDO
Franco Piccinini ci porta in un viaggio di volumi e spunti partendo proprio da questo accostamento: i mari e lo spazio.
Data di pubblicazione:

Franco Piccinini ci porta in un viaggio di volumi e spunti partendo proprio da questo accostamento: i mari e lo spazio.
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Qual è il posto più lontano dove andreste per una breve vacanza? In ogni caso, sarà difficile battere questo.
Una delle notizie sui viaggi spaziali che ha fatto più scalpore, negli ultimi tempi, è stato il lancio della capsula “New Shepard” con a bordo un equipaggio di 6 donne VIP, tra cui la pop star Katy Perry (divenuta così la prima cantante nello spazio), la conduttrice televisiva Gayle King, l’ex ingegnere spaziale della NASA Aisha Bowe, la fisica Amanda Nguyen e l’attivista Keryanne Flynn. Ospite d’onore la scrittrice Lauren Sanchez, compagna di Jeff Bezos, cioè il finanziatore e proprietario del progetto spaziale che le ha lanciate. Il viaggio è durato 11 minuti e le donne hanno volato oltre la linea di Karman. D’accordo: undici minuti di viaggio non sono molti, ma è la prima volta di un equipaggio completamente femminile (dai tempi di Valentina Tereskova) e questo ha indubbiamente fatto notizia. Per “Blue Origin”, il progetto astronautico del padrone di Amazon, è stato una formidabile promozione pubblicitaria. È bene però ricordare che la linea di Karman è un confine immaginario tra la stratosfera e lo spazio esterno, posto a 100 km d’altezza, e che superarla vuol dire essere entrati nello spazio, ma non ancora in orbita. Il nome della navetta vuole ricordare infatti l’astronauta e aviatore statunitense Alan Shepard Jr., che è stato il primo a volare nello spazio con la missione Mercury Redstone 3, nel lontano 1961. Fu anche allora un volo balistico (o suborbitale, se preferite). Toccò a John Glenn, un anno dopo, l’onore di essere il primo americano in orbita, emulando Gagarin. Shepard si prese la rivincita comandando la missione Apollo 14 nel 1971 e permettendosi il lusso di battere una pallina da golf sulla Luna.
È un po’ triste notare che, dopo sessantaquattro anni, sembra che siamo ancora fermi allo stesso punto. Riusciamo a malapena a sfiorare lo spazio interplanetario. Forse un giorno i viaggi spaziali diventeranno frequenti, perché saranno stati resi facili, veloci e poco costosi. Purtroppo per ora quel momento è molto lontano e forse non arriverà mai: le leggi della fisica e dell’astronomia sembrano ostacoli ancora insuperabili e, per di più, l’umanità non sembra minimamente interessata a spingere la ricerca scientifica in quella direzione. Al contrario, mi sembra che siamo entrati in un periodo in cui la scienza è minacciata da rigurgiti di oscurantismo antiscientifico e da teorie di complotto.
Volete cercare di capire come potrebbero essere sul serio i viaggi spaziali? Un tempo opere divulgative di questo tipo erano abbastanza diffuse, mentre oggi molto meno. Ma qualcosa si può ancora trovare in libreria: ve ne suggerisco un paio di grande successo nel loro paese (un po’ meno da noi, per via dello scarso interesse in Italia verso tutto ciò che è scienza, da parte dell’establishment culturale e della scuola). La prima opera è “Viaggiare nello spazio. Guida per turisti galattici” (The Hazards of Space Travels) di Neil F. Comins – edito da Kowalski nel 2007. Neil F. Comins è professore di fisica e astronomia all’Università del Maine ed è molto rispettato per la sua capacità di divulgatore. L’avvento del turismo spaziale sembrava essere una questione di pochi anni: vent’anni dopo l’uscita del libro, in effetti Crew Dragon e Blue Origin hanno già mandato nello spazio parecchi “turisti”, grazie a Elon Musk e Jeff Bezos. Così il professor Comins accompagna il lettore in un’allegra passeggiata in giro per la galassia, proprio come fosse un turista, con un tono divertito che ricorda un po’ “Guida Galattica per Autostoppisti” (The Hitch-hikers’ Guide to Galaxy, 1979 ) di Douglas Adams, oltre che il classico “Gli innocenti all’estero” (The innocents abroad, 1867) di Mark Twain. Come guida turistica, Comins fornisce ai lettori un capitano di astronave, che con competenza e simpatia insegna che non basta una normale crema solare per esporsi alle radiazioni dei raggi cosmici, che non serve l’ombrello pieghevole per le piogge di meteoriti, che su una delle sessantatre Lune di Giove si può assistere a portentose eruzioni vulcaniche. Chiunque vada nello spazio vede la Terra e la vita sul nostro pianeta da una prospettiva radicalmente diversa rispetto a prima del decollo. Ma per godere in pieno di questa esperienza è bene sapere che occorrono una serie di adattamenti fisici e mentali praticamente in ogni aspetto della vita, da come ci si muove a come si mangia, come ci ha insegnato il caso recente dei due astronauti americani, abbandonati dagli USA per molti mesi sulla stazione spaziale ISS[1]. Il successo di questo romanzo /saggio è stato tale da spingere l’autore a dargli un seguito. Nella versione ampliata e aggiornata, il titolo è diventato Destinazione Spazio. Una guida per coloni e turisti – (2017, Edizioni Hoepli)
Se invece volete approfondire queste esperienze attraverso un vero e proprio romanzo, ecco a voi “Orbital” di Samantha Harvey (anno 2025) da NN Editore. Il romanzo in sé non è fantascienza, se non per l’ambiente descritto, ma è talmente suggestivo che mi sento di consigliarlo a tutti. Samantha Harvey è una delle maggiori autrici in lingua inglese, che vive nel Regno Unito e insegna scrittura creativa alla Bath University. Con “Orbital” ha vinto il Booker Prize 2024 all’unanimità. Non lasciatevelo sfuggire. Qui vi propongo la descrizione dalla quarta di copertina: “Nel cuore nero del cosmo, sei astronauti viaggiano in orbita attorno alla Terra, a bordo di una stazione spaziale. Vengono dall’America, dalla Russia, dall’Italia, dalla Gran Bretagna e dal Giappone, e sono partiti per studiare il silenzioso pianeta blu, su cui scorre intensa la vita da cui sono esclusi: un matrimonio in crisi, un funerale, un fratello ammalato, un tifone che minaccia devastazione. Li vediamo nei brevi momenti di intimità in cui preparano pasti disidratati, fanno ginnastica per non perdere massa, dormono a mezz’aria in assenza di gravità, stringono legami tra loro per sottrarsi alla solitudine. Ognuno è preso dai propri pensieri e dal proprio passato terrestre, ma più scorre il tempo più cominciano a sentirsi parti di un unico corpo – Pietro la mente, Anton il cuore, Roman le mani, Chie la coscienza, Shaun l’anima e Nell il respiro. Profondo e commovente, Orbital è un canto d’amore alla bellezza dell’universo e del nostro pianeta, che osservato da lontano diventa prezioso e precario, un gioiello sospeso nell’infinito, un paradiso da proteggere. Con voce incantata, Samantha Harvey ci ricorda che di fronte all’immensità del tempo e dello spazio siamo solo piccole foglie al vento, e che la nostra esistenza è scritta dal futuro che riusciamo a sognare.”
Ma se mai andare nello spazio un giorno diventasse semplice come oggi prendere un aereo, chi pensate che andrà lassù per primo?
Io penso che i primi saranno inevitabilmente dei piloti e dei tecnici, seguiti a breve distanza da scienziati ed esploratori. Solo molto più avanti ci sarà spazio per gli avventurieri. Per ultimi toccherà alle persone comuni, quelli spinti dal desiderio di allontanarsi dalle proprie origini e quelli che vorranno fare una semplice gita turistica. Insomma andranno avanti i lavoratori dello spazio, che assumeranno il ruolo che una volta è stato dei lavoratori del mare: grandi navigatori o semplici marinai, pescatori o scaricatori di porto, maestri d’ascia e tessitori di vele o di reti. Lo aveva già intuito molto bene Robert A. Heinlein, quando scriveva nel dopoguerra racconti dai titoli significativi come “Space Jockey” (cioè Camionista spaziale, 1947) e “Delilah and the space rigger” (Dalila e il carpentiere spaziale, 1949).
Quando Luca Ortino e Giorgio Sangiorgi mi hanno chiesto se volevo partecipare a un loro progetto di antologia, dedicata alla fantascienza di esplorazione del mare, ho subito accettato. Ho mandato loro addirittura due racconti, entrambi con una ambientazione ligure, lasciando a loro la scelta del più adatto (uno è “Il profumo del mare” fantascienza collocata nel prossimo futuro e uno è “Una pesca in altri mari” fantasy collocato nel 19° secolo). Incredibilmente, me li hanno accettati e inseriti entrambi. Essendo cresciuto con Salgari e Stevenson, Melville e Conrad, scriverli non è stato difficile, considerata la mia passione per le letture di un certo tipo e per la navigazione (ho da molti anni la patente nautica, anche se non ne faccio più uso per via dell’età). La spiegazione migliore del contenuto dell’antologia viene dalle parole dei curatori: “È ben noto il fascino che gli appassionati di fantascienza, e del fantastico in generale, provano per i misteri che possono ancora celarsi nel fondo dei nostri mari, perché è soprattutto l’attrazione di ciò che ancora è ignoto che guida principalmente gli scrittori e i loro lettori. Tuttavia la familiarità da bagnanti, regatisti e marinai rende il mare apparentemente meno misterioso dei racconti sulle vastità del cosmo o sull’arrivo degli alieni …. Ne è scaturita un’antologia di racconti del mare moderni benché non privo di suggestioni più ancestrali e a volte spaventose, perché il mare come ogni mistero può anche farci paura.”.
Finito questo impegno, mi era rimasto qualcosa dentro e ho continuato a riflettere sull’argomento. Ripensando al romanzo di Victor Hugo “Les travailleurs de la mer”, ho considerato che i viaggiatori dello spazio saranno i futuri “travailleurs de l’espace”. Così ho iniziato a preparare una antologia personale che descrivesse la vita quotidiana e le disavventure di questi lavoratori dello spazio (umani o alieni). Non potevo che intitolarla “Gente dello spazio”: Giorgio Sangiorgi con la sua casa editrice Scudo ha subito approvato l’idea e preparato una decina di splendide illustrazioni a colori per accompagnare i racconti.
Come fonti di ispirazione, ogni volta che mi è stato possibile mi sono servito di famosi testi dedicati alla gente di mare. Il lettore potrà divertirsi, durante la lettura, a cercare di riconoscere le opere di riferimento. Io ne do qui un breve elenco:
I viaggi di Gulliver e Una modesta proposta di Jonathan Swift (1726)
La ballata dell’antico marinaio di Samuel Taylor Coleridge (1798)
Manoscritto trovato in una bottiglia di Edgar Allan Poe (1833)
L’isola non trovata di Guido Gozzano (1838)
La sfinge dei ghiacci di Jules Verne (1897)
L’ospite segreto e Freya delle sette isole di Joseph Conrad (1910 /12)
E – last but not least – Moby Dick di Herman Melville (1851)
Ovviamente, rispetto agli originali ho cambiato molte cose: si è trattato solo di suggestioni, più che di veri e propri spunti. Però è stato molto piacevole e mi ha permesso di distaccarmi dalle attuali tendenze della fantascienza, che si occupa ormai pochissimo di esplorazione dello spazio e oscilla tra cupe storie distopiche e trame romantiche ma rigorosamente rispettose del politically correct. Non sono stato certamente il primo ad avere questa idea: molti autori di primo piano hanno preso punto da famose storie di mare. Vediamo qualche buon esempio.
“L’astronave del massacro” (All judgment fled, 1968) di James White è ispirata a Benito Cereno di Melville e Fruttero & Lucentini, nell’acquistarlo per Urania, lo avevano subito fatto notare.
“Crociera nell’infinito” (The voyage of the Space Beagle, 1951) di A. E. Van Vogt invece si ispira al viaggio di Darwin sul brigantino “Beagle”, da cui nacque la sua teoria sull’evoluzione delle specie.
“Comunione segreta” (The secret sharer, 1987) di Robert Silverberg è la versione fantascientifica del racconto “L’ospite segreto” di Joseph Conrad, molto fedele al testo originale. D’altra parte Silverberg ha anche scritto “Mutazione” (Downward to the Earth, 1970) che è la sua versione del conradiano “Cuore di tenebra” (Heart of Darkness, 1899).
La saga di “Horatio Hornblower” di Cecil S. Forester (liberamente ispirata alla biografia di Lord Nelson) è servita come modello allo scrittore Arthur Bertram Chandler per scrivere una lunga serie di avventure spaziali, che rievocano le storie di mare. Chandler ha navigato per tutto il mondo sui mezzi più disparati (dalle navi a vapore sino ai trasporti truppa) prima di diventare Ufficiale Comandante della marina australiana, congedatosi con il grado di Commodoro. Lo scrittore ha raccontato in una lunga serie di romanzi e racconti (oltre quaranta) le avventure e la carriera del Comandante John Grimes, del Corpo di Sorveglianza Spaziale, ma solo una parte è apparsa in Italia. Ne consiglio la lettura a coloro che vogliono immergersi nell’atmosfera avventurosa della marineria del futuro: “Le vie della frontiera” (The Road to the Rim, 1967), “I Coloni di Morrow” (The Inheritors, 1972), “Il comandante del Far Traveler” (The Far Traveller, 1977 – il più robinsoniano), “I fuorilegge dell’Universo” (The Rim of Space, 1961 – il più piratesco) e “Il pianeta del piacere” (Matilda’s stepchildren, 1979 – il più ribaldo) .
Ci sono poi diverse opere direttamente ispirate da “L’isola del tesoro” (Treasure Island, 1883) di Robert Luis Stevenson: per esempio “Il pianeta del tesoro” (Godspeed, 1993) di Charles Sheffield e “Il pianeta del tesoro” (Invaders of space, 1964) di Murray Leinster (in questo caso con qualche aggiunta da “Il lupo dei mari” di Jack London, 1904). La somiglianza era così evidente che in entrambi i casi i traduttori hanno optato per lo stesso titolo!
I “Moby Dick” della fantascienza poi abbondano: “Il mangiatore di anime” (The soul eater, 1981) di Mike Resnick, “I passeggeri della Nightflyer” (Nightflyers, 1980) di George R. R. Martin, “Oceano”(Involution Ocean, 1977) di Bruce Sterling (che si richiama esplicitamente a Melville, sebbene qui le balene si siano adattate alle sabbie del deserto d’un lontano pianeta, che ricorda molto Arrakis/Dune), “Il volto delle acque” (The face of the waters, 1991) di Robert Silverberg, “Nova” (1968) di Samuel Delany (che include qualche citazione da Una discesa dentro il maelstrom di E. A. Poe). È curioso notare che sia il romanzo di Delany che quello di Resnick iniziano in una taverna, dove a raccontare storie si trova un vecchio vagabondo che usa, guarda caso, le parole dell’Antico Marinaio.
Non va scordato “Il 13° viaggio di Sindbad” (Sindbad, the thirteenth voyage, 1989) di Raphael A. Lafferty: è una sorta di seguito non autorizzato ai viaggi descritti nelle Mille e una Notte del famoso marinaio dell’antica Persia. Le invenzioni di Lafferty mi hanno ricordato un pochino le Città Invisibili di Italo Calvino.
Il naufragio di Robinson Crusoe decritto nel romanzo di Daniel De Foe ha ispirato a sua volta molti naufragi nello spazio, tra cui “Prigioniero del silenzio” (No man Friday, 1956), “Mio caro nemico” (Enemy mine, 1979) di Barry B. Longyear e il recente “The martian” (2011) di Andy Weir. Non è un caso che tutti e tre siano subito stati trasformati in film, con la direzione rispettivamente di Byron Haskin, Wolfgang Petersen e Ridley Scott (e scusate se è poco…).
I pericoli del mare hanno coinvolto anche un famoso personaggio di Dumas: il conte di Montecristo. Ebbene, ci sono almeno due romanzi famosi che ne hanno ricalcato le vicende: “La tigre della notte” (Tiger, tiger!, 1956) di Alfred Bester e “Volere di re” (The star king, 1964) di Jack Vance.
Le avventure legate alla pirateria nello spazio si sprecano e non vale nemmeno la pena di elencarle. Anche le rivisitazioni spaziali dell’Odissea abbondano e forse merita di essere ricordata solo la “Cantata spaziale” (Space Chantey, 1968) di Raphael A. Lafferty, che segue fedelmente la trama del poema omerico, ma ne offre una versione piacevolmente umoristica, memore della lezione di Mark Twain. (f.pic.)
[1] Una vicenda di cui avevo già parlato qui: https://biblioteche.comune.pavia.it/blog/franco-piccinini-un-segno-nel-cielo
Franco Piccinini (Asti, 1954), si è laureato a Pavia e fino a poco tempo fa ha esercitato la professione di medico. Grande esperto e cultore di fantascienza, ha pubblicato i romanzi “Ritorno a Liberia” (tratto dal suo primo racconto), “Il tempo è come un fiume”, il saggio “Scienza medica e fantasie scientifiche” (finalista al Premio Italia 2012 e vincitore del Premio Vegetti 2018), oltre a vari articoli su Nova SF* e racconti su Futuro Europa. Di recente ha pubblicato il saggio “Mondi Sotterranei” per i 700 anni di Dante. Nel 2011 ha iniziato a collaborare con l’editore Solfanelli e con Delos Digital. E’ un grande amico della Biblioteca Bonetta e ha precedentemente scritto per il nostro sito anche i seguenti contributi:

Luigi Dell’Orbo ci porta alla scoperta del libro “Nirvana” di Tommy Wieringa.

Franco Piccinini ci propone la sua recensione del libro di Paola Guagliumi dal titolo ‘L’arte spiegata ai truzzi’.