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GLI ITINERARI DI ELLEBORO EDITORE

Franco Piccinini ci porta alla scoperta di libri di viaggio che uniscono poesia, letteratura e nozioni turistiche poco conosciute.

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GLI ITINERARI DI ELLEBORO EDITORE

Arriva l’estate ed è il momento dei viaggi e delle vacanze. In questo periodo si ha più tempo per la lettura, ma si leggono più volentieri opere che parlano di luoghi da visitare e da conoscere, piuttosto che altri generi maggiormente impegnativi. In questo ambito vorrei segnalare, a coloro che seguono il Blog della Biblioteca Bonetta, la comparsa di una nuova casa editrice che si è specializzata proprio in questo ambito. Si tratta di una casa editrice bolognese indipendente, piccola anzi piccolissima. Pensate che la sede della redazione consiste di una stanza con un computer e un collegamento alla rete. Il comitato di redazione di Elleboro Editore inoltre si compone di tre sole persone. La prima è Roberta Scagliarini, la fondatrice: giornalista e alpinista, si autodefinisce “founder” perché, si sa, l’uso dell’inglese è più “manageriale”. I due redattori sono: Marcello Zacchè, giornalista e saggista, e Carlotta Scozzari, a sua volta giornalista e scrittrice.

Io ho scoperto la loro esistenza frequentando l’ultimo Salone del Libro di Torino e mi auguro (e gli auguro) di vederli crescere nel tempo. Elleboro è nata dall’idea di tre  giornalisti con la passione per la lettura e la scrittura, che sperano ci sia spazio per le piccole realtà indipendenti dell’editoria. Questo nonostante il superaffollamento del mercato, la strozzatura dovuta al controllo della distribuzione da parte dei grandi gruppi editoriali e in più la concorrenza sleale del self – publishing (cioè scrivere e poi pubblicarsi da soli con l’aiuto di Amazon.com, Lulu.com, Word Press e chi più ne ha più ne metta). Auguri e complimenti per il coraggio! Potete rintracciarli sul web a questo link: https://elleboroeditore.com/

Hanno scelto di iniziare con un filone di letteratura di viaggio: guide letterarie delle città italiane, che propongano percorsi urbani inediti attraverso luoghi e citazioni dei grandi autori del passato e della narrativa contemporanea. Si tratta in sostanza di modernizzare e rendere più scorrevoli i classici resoconti di viaggio, che nel passato hanno dato fama ai grandi della letteratura come Johann Wolfgang Goethe, Alexandre Dumas, Gustave Flaubert, Laurence Sterne, Washington Irving, Mark Twain, Charles Dickens, J. K. Jerome e così via. Alcuni dei titoli proposti possono dare un’idea più precisa dell’obiettivo che si propone la casa editrice.

  • A Bergamo con Hermann Hesse, autore: Silvia Solomon
  • A Verona con Virginia Woolf, autore: Roberta Scagliarini
  • Le vie di smeraldo, autore: Ilaria Piccioli (un viaggio inconsueto nell’Irlanda più autentica, attraverso poesia e narrativa meno note)
  • Anglitudini, autore: Ilaria Piccioli (l’esplorazione di una Inghilterra rurale, attraverso gli autori di oggi)
  • Il giorno che incontrai Manzoni, autore: Edmondo De Amicis (interessante anche questo volume, sebbene non parli esplicitamente di viaggi, perché sono i due scrittori che, pur nella differenza di età e di idee, hanno fatto di più per dare una cultura unitaria all’Italia appena sorta)

Chi vuole, troverà in catalogo diversi volumi che esplorano altre città, sia dal punto di vista geografico sia da quello letterario: Londra, Torino, Milano, la Brianza, Modena, Bologna, Parma, la Romagna, Cortina e le Dolomiti (dopotutto la direttrice è anche alpinista). Sicuramente altre mete si aggiungeranno.

Ultimamente, Elleboro si è lanciata anche nel campo della narrativa, scegliendo una scrittrice inglese piuttosto nota ma finora ignorata qui da noi. Il romanzo è Gente per bene, di Zoe Whittall e affronta dal punto di vista femminile un tema attualissimo e scottante: la cosiddetta “gogna mediatica” a cui viene sottoposto chiunque venga accusato, a torto o a ragione, di aver molestato sessualmente delle minorenni. È tutto incentrato sulla metamorfosi che una famiglia per bene è costretta a subire, dopo le accuse di molestie sessuali su minori emesse nei confronti di George Woodbury, padre, marito, insegnate e cittadino modello, fino a quel momento ammirato e rispettato nella sua città. Nonostante sia lo stesso uomo che anni prima aveva salvato gli studenti e la figlia da un pazzo armato di fucile, viene arrestato senza tanti complimenti e da qui inizia la sua discesa agli inferi, con il sospetto da parte dei familiari, l’abbandono da parte della moglie, l’emarginazione sociale della sua famiglia, i pettegolezzi, le nuove accuse lanciate anche solo per vendetta o invidia, lo sfruttamento della situazione da parte dei media. Il romanzo non entra mai nei dettagli dei fatti commessi da George. Non descrive scene di stupro, confessioni da parte delle vittime o indagini della polizia (come farebbe un romanziere americano), ma lascia chiaramente intendere che qualche cosa l’uomo ha fatto davvero. Nemmeno alla fine del libro riusciremo a comprendere se George sia davvero colpevole oppure no, ma lo scopo dell’autrice è quello di denunciare un certo tipo di società, non un singolo individuo. Ritengo che la storia, molto simile a tanti fatti di cronaca, abbia qui il suo punto più debole. Sembra di assistere a un elenco dettagliato delle convinzioni più radicate nella nuova sinistra: la colpa è ovviamente tutta della società patriarcale; il figlio gay è rifiutato dalla famiglia; le nuove dinamiche famigliari spingono verso la crisi dei rapporti tradizionali umani e parentali; nella nuova società “fluida” viene messo in discussione il ruolo della donna come madre ed educatrice. E così via. Alla fine, sembra che George, quand’anche fosse innocente, sia comunque da ritenersi responsabile.[1]

 

A titolo personale, su argomenti del genere mi permetto di suggerire alcune letture che ho trovato decisamente più soddisfacenti (anche se saranno più ponderose e meno “estive”).

  • The Penitent, pièce teatrale di David Mamet, poi trasformata in sceneggiatura e adattata per il cinema da Luca Barbareschi, che ne è regista, produttore e interprete. Memorabile la figura di questo psichiatra ebreo, che non riesce a scrollarsi di dosso le accuse, nate da un piccolo equivoco verbale, e subisce un trattamento infamante da parte dell’opinione pubblica ma anche dai suoi amici e conoscenti.
  • La macchia umana (The Human Stain) un romanzo dello scrittore statunitense Philip Roth, pubblicato nel 2000, che fa parte della sua trilogia assieme a Pastorale americana (1997) e Ho sposato un comunista (1998) ed è poi stato portato sullo schermo da Anthony Hopkins. Anche qui il tema centrale, che sta dietro a tutti e tre i romanzi, è la finzione e l’ipocrisia cui ci costringono le convenzioni sociali.
  • La verità sul caso Harry Quebert (La Vérité sur l’affaire Harry Quebert) di Joel Dicker, è apparentemente un giallo deduttivo ambientato nel New Hampshire, ma in realtà è pieno di riflessioni sull’ipocrisia della società americana.

Nel complesso Gente per bene è senz’altro un buon esordio per l’editore nel campo della narrativa, ma io vi suggerisco piuttosto di partire portandovi dietro uno dei suoi libri di viaggio, davvero utili per comprendere meglio lo spirito dei luoghi che visiterete.

 

[1] Io non sono contrario, in linea di principio, ai cambiamenti in atto nella nostra società e trovo abominevoli i comportamenti di gente come Harvey Weinstein o Kevin Spacey. Tuttavia credo nel principio fondante della nostra civiltà giuridica che è la “presunzione d’innocenza”. Non basta (o non dovrebbe bastare) lanciare un’accusa infamante per ottenere la condanna. Faccio anche notare che questo tipo di ragionamenti, che rasentano il pregiudizio, hanno aperto la strada a una ribellione della gente comune, la quale, stanca di sentirsi ripetere certi slogan, ha appoggiato proprio i peggiori rappresentanti di un certo tipo di società: personaggi come Donald Trump o Viktor Orban. Ne valeva la pena?

 


Franco Piccinini (Asti, 1954), si è laureato a Pavia e fino a poco tempo fa ha esercitato la professione di medico. Grande esperto e cultore di fantascienza, ha pubblicato i romanzi “Ritorno a Liberia” (tratto dal suo primo racconto), “Il tempo è come un fiume”, il saggio “Scienza medica e fantasie scientifiche” (finalista al Premio Italia 2012 e vincitore del Premio Vegetti 2018), oltre a vari articoli su Nova SF* e racconti su Futuro Europa. Di recente ha pubblicato il saggio “Mondi Sotterranei” per i 700 anni di Dante. Nel 2011 ha iniziato a collaborare con l’editore Solfanelli e con Delos Digital. E’ un grande amico della Biblioteca Bonetta e ha precedentemente scritto per il nostro sito anche i seguenti contributi:

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