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Ada’s Day

Franco Piccinini ci guida nella ricorrenza dedicata alla pioniera dell’informatica Ada Lovelace con l’intento di celebrare e sostenere i successi delle donne specializzate in discipline scientifico-tecnologiche.

Data di pubblicazione:

ADA’S DAY

Ada’s Day, o meglio Ada Lovelace Day (ALD) è una ricorrenza annuale fondata nel 2009. Viene celebrata un po’ in tutto il mondo, anche se non è riconosciuta come una ricorrenza ufficiale mondiale. Poco male, visto che anche altre date hanno subito la medesima sorte. La giornata mondiale della matematica, per esempio, è stata recentemente fusa con il Pi Greco Day, cancellando quest’ultima ricorrenza che era molto sentita soprattutto nelle scuole.

La celebrazione si tiene il secondo martedì di ottobre ed è dedicata alla pioniera dell’informatica Ada Lovelace, con l’intento di celebrare e sostenere i successi delle donne specializzate in discipline scientifico-tecnologiche come matematica, fisica, astronomia, cibernetica, riunite nell’acronimo STEM: gli inglesi, si sa, amano molto gli acronimi. L’evento è nato su iniziativa della giornalista, attivista e scrittrice britannica Suw Charman-Anderson.

Fin dall’inizio si sono organizzate online e offline attività di divulgazione e formazione per ispirare e incoraggiare le giovani negli studi tecnico-scientifici. Dopo un periodo di crisi, per via della pandemia da Covid 19 che impediva le riunioni, nel 2024 è tornato l’Ada Lovelace Day dal vivo di Londra, ma la scarsità di fondi è rimasta, nonostante la partecipazione del pubblico e l’apprezzamento di istituzioni e comunità del settore. La fondatrice ha annunciato per il 2025 l’interruzione dell’Ada Lovelace Day Live e la minimizzazione delle attività ufficiali, per insufficienza di fondi. La sua ideatrice sostiene che ciò è dovuto a un regresso, da parte di molte compagnie industriali e università, nell’atteggiamento verso le donne che fanno ricerca scientifica, per cui hanno tolto il loro sostegno. Tuttavia continuano molti altri eventi indipendenti, quali conferenze e attività educative organizzate da varie associazioni e istituzioni culturali nel mondo

L’iniziativa è partita per confutare una vecchia “querelle” tra scienziati e uomini di cultura, che è la seguente.

Per quale motivo così poche donne ancora scelgono di impegnarsi nelle materie scientifiche che più richiedono l’uso della matematica? Si tratta di un fatto costituzionale, legato a differenze tra il cervello maschile e quello femminile, o non è piuttosto dovuto a condizionamenti sociali, che impediscono alle donne di accedere liberante a certi ruoli e rendono più difficili i loro progressi?

Oggi per noi è facile rispondere: la seconda che hai detto! Ma nel passato, anche recente, le convinzioni della gente erano ben altre. Ho un paio di cari amici, entrambi insegnanti di fisica e matematica alle superiori, che sostengono di non aver mai trovato nella loro carriera ragazze interessate alla matematica e alle scienze esatte, quanto i loro compagni maschi. Sarà perché hanno una decina di anni più di me: forse ai loro tempi la situazione era diversa. Come ripeteva Isaac Asimov, “Ideas die hard”: le idee sbagliate sono dure a morire. È vero che, in genere, nel passato solo donne di altissimo rango o di reddito molto elevato riuscivano ad accedere a studi teorici di alto livello. Vediamone insieme qualcuna.

 

1) Ada Lovelace (1815 – 1852) è stata una nobildonna e matematica britannica; fu la sola figlia legittima del poeta Lord Byron e di Anne Isabella Milbanke, anche lei matematica. Non conobbe il padre, che lasciò la famiglia quando Ada non aveva ancora un anno di vita. Notoriamente Byron credeva nell’amore libero e disprezzava il matrimonio (pare che abbia tentato di insidiare anche la giovane Mary, amante del suo fraterno amico Percy Shelley). La madre di Ada, terrorizzata dall’idea che potesse dedicarsi alla poesia e al libertinaggio come il padre, all’età di 17 anni le fece studiare filosofia e la fece istruire in matematica e scienze da William King e Mary Somerville, una illustre matematica che aveva tradotto in inglese i lavori di Laplace e aveva scritto dei testi utilizzati all’Università di Cambridge.

Nel giugno del 1829, a causa del morbillo, la povera Ada rimase paralizzata e costretta a restare a letto per quasi un anno. Tornò a camminare con l’aiuto di grucce solo nel 1831. A soli trentasei anni fu poi colpita da un cancro uterino, con un quadro clinico probabilmente aggravato dai salassi ai quali il medico la sottoponeva. La sua malattia durò alcuni mesi, nei quali subì il controllo della madre, dai rigidi principi religiosi, che tenne lontano da lei amici e confidenti. Dal 30 agosto del suo ultimo anno di vita (1852) perse il contatto anche con suo marito. Spinta dalla madre, che riteneva la confessione un modo di liberarsi anche dal male fisico, dovette confessargli qualcosa che lo spinse ad abbandonarla: non è nota la natura di tale confidenza, ma si ipotizza che potesse trattarsi di adulteri.

Ada è nota soprattutto per il suo contributo alla macchina analitica ideata da Charles Babbage, che fu suo carissimo amico ma senza alcuna implicazione sentimentale. Scrisse per lui una sorta di algoritmo, per cui è considerata la prima creatrice di un programma per computer, ma la sua effettiva importanza in questo campo è tuttora oggetto di controversia tra gli studiosi di storia e di matematica. Secondo alcuni, oggi viene sopravvalutata perché donna, ma secondo altri è stata sottovalutata proprio per lo stesso motivo.

Oltre alla sua collaborazione con Babbage per la programmazione della sua  “macchina differenziale”, va ricordata per l’Algoritmo di Lovelace per i numeri di Bernoulli e per la sua traduzione in lingua inglese di numerosi testi matematici, come quelli di Luigi Federigo Menabrea.

A lei è stato dedicato il nome di un linguaggio di programmazione, battezzato per l’appunto ADA.

Alla sua figura è ispirato un film del 1997, “Conceiving Ada”, diretto da Lynn Hershman Leeson, con Tilda Swinton. Inoltre è presente tra i protagonisti del romanzo steampunk “La macchina della realtà” (The Difference Engine, 1990) di Bruce Sterling e William Gibson.

 

2) Ma non bisogna pensare che il suo sia un caso isolato. Tra il diciannovesimo e il ventesimo secolo molte altre donne hanno mostrato spiccate doti matematiche. Prendiamo il caso di Sofia Vasilyevna Kovalevskaya (1850 – 1891). Di origine russa, fu costretta all’esilio per le sue idee politiche radicali e si trasferì nella più tollerante Svezia, dove fu la prima donna ad essere nominata professore di matematica da una università europea (Stoccolma 1884). Nonostante la brevità della sua vita, riuscì a dare apporti fondamentali nell’ambito dell’analisi matematica. La sua biografia è stata pubblicata da Asterios con il titolo emblematico di “Una ragazza nichilista” (2005).

 

3) Un altro bell’esempio è la dottoressa Maryam Mirzakhani, americana di origine iraniana (1977 – 2017) morta purtroppo di cancro a soli 40 anni. Divenuta  professoressa di matematica alla Stanford University dal 2008, ha dato importanti contributi in geometria iperbolica, teoria ergodica e geometria simplettica.

 

4) Altro fulgido esempio è la dottoressa Margaret Hamilton (1936 – 2026), esperta di computer e creatrice di software. È scomparsa di recente, alla bella età di 92 anni, e viene ricordata soprattutto per aver programmato i computer del progetto Apollo. Circola una sua foto in cui, orgogliosamente sdraiata sulla cuccetta della capsula spaziale,  lancia il programma per la navicella Apollo 11, destinata ad andare sulla Luna. Molti scienziati, dentro e fuori la NASA l’hanno ricordata, ma in generale la sua morte è passata sotto silenzio, come la sua carriera.

 

5) Sempre ai lanci spaziali è collegata la fama di tre scienziate e docenti di matematica, che oltre ad essere femmine, partivano con un altro handicap: quello di essere afro – americane (o di colore, come si usa dire oggi). I loro nomi sono Dorothy Vaughan, Mary Jackson, Katherine Johnson. Se oggi non sono più figure nascoste nell’ombra è grazie al libro “Il diritto di contare” (Hidden Figures, 2017) di Margot Lee Shetterly, pubblicato da Harper & Collins e poi trasformato in film. Senza queste tre donne, i primi lanci spaziali americani probabilmente non sarebbero partiti, visto che i calcoli non erano ancora fatti dai computer ma da intere equipe di esseri umani, che potevano commettere errori.

 

6) La bellissima attrice Hedi Lamarr è una austriaca di origine ebraica, come tanti altri rifugiatasi negli USA. Durante la Seconda Guerra Mondiale, decise di aiutare il paese che la ospitava ed ebbe la geniale idea di un sistema che potesse contrastare i tentativi del nemico di intercettare i siluri alleati. Consapevole che una donna non sarebbe stata presa molto sul serio, si fece aiutare da George Antheil, un suo amico compositore di musiche per film, che come Lamarr combinava la professione artistica con quella scientifica. Nel giugno 1941 i due presentarono all’ufficio brevetti il Secret Communication System, un sistema basato su 88 frequenze, lo stesso numero dei tasti del pianoforte. Il sistema era basato su rulli di carta perforati: ruotando in sincronia, i rulli trasmettevano a frequenze sempre diverse, evitando così ogni tipo di intercettazione. Il segnale, saltando da una frequenza all’altra sarebbe stato impossibile da intercettare (non dimentichiamo che la Germania era molto più vanati degli Alleati nello sviluppo dei radar). Era nato il frequency hopping spread spectrum, il sistema a spettro prolungato che si rivelò la base per i successivi studi nel settore della tecnologia che porteranno alla creazione del segnale a spettro espanso, tecnologia usata oggi nella telefonia mobile, nel bluetooth, nel sistema GPS e nel Wi-Fi. Grazie alla sua genialità, Hedy Lamarr frantumò lo stereotipo che vorrebbe la bellezza nemica dell’intelligenza, dando un grande contributo allo sviluppo della tecnologia del futuro. Ma da questo colpo di genio non trasse alcun beneficio, dato che il brevetto rimase comunque nelle mani del governo americano, che per moltissimo tempo rifiutò di ammettere di chi era stata l’invenzione e tenne nascosto il brevetto. Una volta sfiorita la bellezza, l’attrice non ha saputo costruirsi una vita ordinata ed è morta in povertà a 85 anni, il 19 gennaio del 2000. A parziale risarcimento postumo per il suo rivoluzionario brevetto, nel 2014 è inserita nella National Inventors Hall of Fame.

Johnny Depp e Jeff Beck le hanno dedicato una canzone, mentre la divulgatrice e scienziata Gabriella Greison le ha dedicato la copertina e una parte del suo libro “Sei donne che hanno cambiato il mondo. Le grandi scienziate della fisica del XX secolo” (2017).Bollati Boringhieri, 2017. Le altre che vi troverete descritte sono: Marie Curie (1867-1934), la donna che ha vinto due volte il premio Nobel, Lise Meitner (1878-1968), Emmy Noether (1882-1935), Mileva Marić (1875-1948) e Rosalind Franklin (1920-1958), colei che ha intuito l’esistenza di DNA e RNA prima che ci arrivassero Watson e Crick. Per molti sono dei nomi sconosciuti o quasi, ma per la Greison sono: “Sei stelle luminose nel buio del secolo breve. La loro luce si è spenta, com’è destino tra gli esseri umani. Ma la loro traccia è indelebile, lungo il cammino del progresso, non solo scientifico, dell’umanità”.

 

7) Naturalmente ci sono molte altre figure che si potrebbero citare qui, incluse alcune famose scienziate italiane, come Rita Levi Montalcini oppure Margherita Hack. In particolare, la Hack ha dato contributi fondamentali alla ricerca astrofisica, concentrandosi in particolare sulla spettroscopia stellare e sullo studio delle stelle cefeidi e dei sistemi binari. La sua affascinante autobiografia si intitola “Nove vite come i gatti. I miei primi novant’anni laici e ribelli” (2013). Un titolo che è tutto un programma, scritto con Federico Taddia poco prima della sua scomparsa. La scienziata ci parla dell’adolescenza in tempo di guerra, dei suoi trascorsi di atleta vincitrice dei Littoriali, dei suoi genitori, raro esempio di libertà e coerenza anche durante il fascismo, della sua scoperta casuale dell’astrofisica, da cui rimase affascinata, di Otto Struve che l’ha invitata ad Harvard e del marito Aldo De Rosa, da lei definito “l’enciclopedia vivente”. Questa donna incredibile, nonostante le difficoltà incontrate all’inizio nell’ambiente universitario fiorentino, si è conquistata il proprio successo passo dopo passo, senza mai dimenticarsi dei maestri che hanno contribuito a renderla quello che è.

Si è laureata in fisica con una tesi sull’astrofisica stellare nel 1945. È stata ordinario di Astronomia all’Università di Trieste dal 1964 e ha diretto l’Osservatorio Astronomico di Trieste dal 1964 al 1987, portandolo a rinomanza internazionale. Non ha vinto il Nobel, ma ha ricevuto tutti i riconoscimenti possibili. Membro delle più prestigiose Società fisiche e astronomiche ha lavorato presso numerosi osservatori americani ed europei ed è stata per lungo tempo membro dei gruppi di lavoro dell’ESA e della NASA. Troverete il suo monumento nei giardini di fronte all’università di Milano

 

8) Concludo riassumendo i libri che ho consigliato in questo articolo:

  1. “La macchina della realtà” (The Difference Engine, 1990) romanzo di Bruce Sterling e William Gibson, ed. Mondadori
  2. “Una ragazza nichilista” (2005) ed. Asterios
  3. “Il diritto di contare” (Hidden Figures, 2017) di Margot Lee Shetterly, ed. Harper & Collins
  4. “Nove vite come i gatti. I miei primi novant’anni laici e ribelli” (2013) ed. Rizzoli
  5. “Sei donne che hanno cambiato il mondo. Le grandi scienziate della fisica del XX secolo” (2017) ed. Bollati Boringhieri

 

Franco Piccinini

 


Franco Piccinini (Asti, 1954), si è laureato a Pavia e fino a poco tempo fa ha esercitato la professione di medico. Grande esperto e cultore di fantascienza, ha pubblicato i romanzi “Ritorno a Liberia” (tratto dal suo primo racconto), “Il tempo è come un fiume”, il saggio “Scienza medica e fantasie scientifiche” (finalista al Premio Italia 2012 e vincitore del Premio Vegetti 2018), oltre a vari articoli su Nova SF* e racconti su Futuro Europa. Di recente ha pubblicato il saggio “Mondi Sotterranei” per i 700 anni di Dante. Nel 2011 ha iniziato a collaborare con l’editore Solfanelli e con Delos Digital. E’ un grande amico della Biblioteca Bonetta e ha precedentemente scritto per il nostro sito anche i seguenti contributi:

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